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 Luca nasce il 17 novembre del 1979 a Pavia.

 Ho trascorso nove mesi a letto per poterlo stringere fra le braccia.
 Abbiamo già perso un altro figlio vissuto solo un mese, per cui la felicità che proviamo è immensa.La prima sera che trascorre a casa sua,all'arrivo dall'ospedale, nevica: c'è un silenzio e una pace che ti  riempiono il cuore più di mille rumori,siamo una coppia giovane ed il mondo e la vita ci appartengono. Non potremmo desiderare di più.

 

   Luca è bellissimo, come tutti i bambini, cresce, gli anni passano ed è un bimbo sempre allegro, con un sorriso che gli illumina il viso continuamente, monello, scavezzacollo, perennemente intento a      combinarne qualcuna, sempre rotto e ingessato da qualche parte. E’ estremamente estroverso, un comunicatore ed un oratore formidabile, riesce ad incantare ed a conquistare chiunque; non ha paura   di nulla, neanche del male che sa guardare in faccia e sopportare stoicamente, è spericolato, si lancia in mille scherzi ed avventure; è, come lo chiamava il suo pediatra, un “martello pneumatico”    quando vuole una cosa riesce sempre ad ottenerla facendoti capitolare per sfinimento.

 

 La sua attitudine a voler rendere felici tutti è chiara fin da piccolissimo, le sue prime parole sono “MAPA” per riempire di gioia e non deludere né suo padre né sua madre. E’ leale, capace di grandi  amicizie, scrive a quindici anni “l’amicizia che ci lega è come scalare una montagna, il cammino è lungo e faticoso, ma una volta in cima la sensazione che si prova è meravigliosa ed unica”.
 E’ il difensore di chiunque si trovi in difficoltà, amiche, amici e sconosciuti, anche rischiando spesso nel personale. E’ di una generosità totale, al punto da spendere, una volta, da ragazzino, tutti i suoi  risparmi per fare il regalo a una bimba che una sua insegnante aveva adottato. Nel periodo che va dall’asilo alle scuole medie i suoi più cari amici sono Alessandro, Chiara, Simone, Andrea, Marco,  Filippo, Silvia e Alberto, dalla quarta ginnasio in poi lega un’amicizia veramente fraterna con Giuseppe, Alberto e Richi.
 L’amica però di tutta la vita, la persona a lui più cara in assoluto è sempre stata Alessia. Alessia, Giuseppe, Alberto, Richi, Alessandra e Melissa e tutti gli amici, che comunque lo hanno amato, gli  staranno accanto sino alla fine.img026


 Adora la vita libera in campagna, ama scorrazzare per i campi e ci costringe quasi a prendere la decisione di abbandonare la città di Voghera, dove abitiamo,  per venire a vivere a Torrazza Coste, un ridente paesino in mezzo al verde.
 Luca è felice di questa scelta ed il suo primo compagno di giochi è Massimo, un amico che tuttora con Giulia ed altri amici ci sta accanto in tutti i modi.
 Ama scrivere poesie, a scuola alterna momenti di rendimento eccellenti a momenti di mediocrità, perché non è il ragazzo fatto per gli schemi, ama spaziare,  andare oltre, non sa limitarsi a ciò a che gli viene chiesto di studiare, lui è curioso, allarga gli orizzonti, sogna, si aggancia a ciò che lo stimola di più, parte per la tangente e non si ferma al programmino che l’insegnante chiede. Tutto questo spesso gli crea problemi perché è difficile a scuola saper accettare gli spiriti liberi come lui.


Legge di tutto, ama il teatro, recita magnificamente ed una volta, in Germania, manda in visibilio la platea per una sua “performance” (sempre appunto non seguendo il copione) ed alla fine dello spettacolo, la commissione inglese di teatro presente gli chiede di trasferirsi a Londra per frequentare l’accademia teatrale del posto.
Ha il dono di saper imitare chiunque alla perfezione: nei gesti, nelle parole, nell’incedere e nell’espressione, ed in maniera veramente esilarante, anche dopo averli visti una sola volta.
Studia psicologia a Padova e lì incontra il proprietario della più antica pellicceria del posto e con lui, all’epoca uomo di 77 anni, nasce un’amicizia grandissima. Luca diventerà, come diceva questo signore, il miglior venditore di pellicce che lui avesse mai avuto, il più fidato dei suoi amici: Luca starà accanto a questo grande uomo sino a quando lo accompagnerà nel momento della sepoltura a Padova.
Consegue la laurea triennale in psicologia con una tesi che intitola “HIKIKOMORI PATOLOGIA PSICHIATRICA O ASCESI EREMITICA? POSSIBILI INTERVENTI”. La sua è una tesi presentata per la prima volta in Italia su una patologia allora ancora sconosciuta quasi del tutto nel nostro paese.


Il suo professore di tesi è un insegnante (allora vicepreside della facoltà) che Luca descrive come molto severo, onesto, lavoratore, senza nessun fronzolo, precisissimo, ma lui è attratto da questo uomo che rispetta in maniera incredibile; scopriremo quanto fosse vero ciò che Luca aveva intuito di questo professore quando, nel momento della malattia, darà una delle gioie più grandi a Luca venendo due volte da Padova a trovarlo in ematologia a Pavia.
Va a convivere con Michela, la sua compagna, decide di proseguire gli studi lavorando, anche perché ritiene che per essere un bravo psicologo occorre soprattutto avere grande esperienza sul campo.
Si trasferisce quindi a Varzi, altro paese che, unitamente a Cella di Varzi (paese natale della sua compagna), lui ama incondizionatamente. Trova in affitto una villetta che entrerà letteralmente nel suo cuore: la sente veramente in pieno come la “sua” casa, ne è orgogliosissimo, la vivrà con una passione totale ed il suo più grande desiderio sino alla fine sarà quello di rivedere la “sua” casa ed il “suo” cane Aslan.
Stringe con i proprietari di questa casa un’amicizia vera e profonda e diventeranno per lui, Giorgia e Roberto, quasi dei genitori adottivi che lo seguiranno e sosterranno durante gli interminabili giorni trascorsi a letto senza poter uscire.


Lavora in diverse realtà operative nel sociale, occupandosi nell’ultimo periodo di bambini e ragazzi autistici.
Termina il suo ciclo di studi, ma non riuscirà a discutere la tesi per ottenere la laurea specialistica poiché nel marzo del 2011 gli viene diagnosticato un Linfoma non-Hodgkin a grandi cellule di tipo B.
Da guerriero com’è, dopo il primo momento di rabbia-rifiuto-disperazione decide di iniziare la lotta. Parla alle flebo delle chemio che gli vengono fatte dicendo al medicinale ”senti, tu fai il tuo dovere che io faccio il mio”. Viene curato prima in day hospital all’ematologia di Pavia e subito diventa il beniamino di dottoresse e infermiere; è amico di tutti gli altri pazienti in cura, che continuamente chiedono “ma non c’è Luca?”, perché lui riesce a sdrammatizzare le terapie e fa ridere tutti con battute di ogni genere, continuando a parlare di mangiare, di salami, di pancette e di altro, da buona forchetta e ottimo cuoco come è sempre stato.
La malattia purtroppo non gli dà tregua e peggiora, dopo innumerevoli ricoveri e periodi pesantissimi trascorsi fuori dall’ospedale, all’inizio di settembre ritorna come degente in ematologia a Pavia e lì resterà senza più tornare a casa per circa novanta giorni.

img049E’ martoriato, torturato, deve rimanere per tutto il periodo di degenza in un letto senza mai potersi neanche girare per varie complicanze che subentrano. I medici tentano l’impossibile e lui continua a lottare, ridere, scherzare con tutti, pensando sempre alla pizza e a tutto ciò che di sfizioso può mangiare, lega amicizia con ogni ricoverato, con alcuni in maniera veramente profonda e non cede un attimo allo sconforto.
Un amico sacerdote, don Giuseppe, che lo segue con grande affetto standogli accanto ogni giorno, dice di lui “è una forza della natura”.
Io rimango per tutta la degenza accanto a lui ogni notte, aiutata da Michela, da mio marito, dalle mie sorelle, dai miei cognati, dai miei nipoti e dai tanti amici e parenti che ci sostengono, da Tonino, Simone, Paola, dai genitori di Michela, dai suoi parenti e dagli amici di Cella di Varzi, dai suoi padrini Lino e Battistina, da tutti gli amici della comunità del Carmine di Voghera, da Mirella, Chicca, Jenni, suor Mirella, Sabina, Walter, Manuela, Ylenia, Andrea, Serenella, Cristina, Luisa, Carla, Franco, Daniela, Elisa, Stefano, Ezio, Giovanni, Elena, don Piero e da un’enormità di persone conosciute e sconosciute che quasi per un evento miracoloso pregano e vivono la lotta di Luca con una partecipazione impressionante. Basti pensare che persino in Libano ci sono gruppi di persone che pregano per lui.
Luca, da buon psicologo, capisce che per riuscire a reggere mantenendo la serenità, deve crearsi dei sogni da inseguire che gli permettano di vivere ed occupare la mente, senza mai cedere al dolore, alla sofferenza ed al tempo che non scorre mai.


Lui dice “il mio obiettivo è di vivere cinque minuti per cinque minuti, cammino con la morte a fianco, ma io lotto, io ce la faccio”.
Sceglie un sogno che, date le sue condizioni economiche, non ha mai potuto realizzare e lo fa suo.
Sogna una moto BMW ed un Pajero. Passa le giornate a leggere, informarsi, documentarsi su tutto ciò che riguarda prezzi, accessori, modelli, optional, prestazioni, consumi ed altro inerenti la realizzazione del suo obiettivo.
Sa sdrammatizzare tutto, al punto che una notte, al culmine di una crisi durante la quale temiamo di perderlo definitivamente, sentiamo una voce fievolissima che dice “e no, proprio adesso che ho convinto i miei genitori a prendermi la moto, non posso morire”. Tutti, compreso il suo vicino di letto, angosciato come noi, scoppiamo a ridere per la comicità che comunica la voce di Luca e la voglia di vivere che esplode da ogni parte.
Siamo in un ospedale, ma lui riesce a farci fare risate in continuazione in mille momenti ed in mille situazioni che è quasi impossibile raccontare; noi siamo forti della sua forza, non è stato merito nostro l’essere coraggiosi, ma è tutto legato al modo come lui ha giocato, convissuto, imparato, combattuto e duellato con il suo linfoma, con eroismo, umorismo e accettazione.
Gli ultimi giorni della sua vita all’infermiera che lo medica ed inavvertitamente lo sfiora, lui, martoriato dal male, sorride e dice “Adele, che pelle liscia che hai!”.
Ad un altro amico sacerdote che viene a trovarlo e che pensa di trovarsi di fronte ad un ragazzo distrutto e amareggiato per tutto ciò che non può più avere, lui dice: “A me, Giacomo, non mancano le grandi cose, a me manca il profumo di un fiore, la carezza del vento, il panino di Manolo…” il sacerdote quando lo lascia dice a tutti: “Mi ha dato una lezione di vita, perché io, come tanti, passo accanto ad un fiore e non mi accorgo più del suo profumo, il vento a volte mi infastidisce, non so più gustare il sapore di un semplice panino col salame e rincorro sempre il tanto senza più gioire delle cose piccole che riempiono il cuore”.
I medici dicono di Luca “è un ragazzo straordinario” chiunque dopo essere per tanto tempo rinchiuso in un ospedale si incattivisce, si abbrutisce, lui ogni giorno alla nostra domanda “Luca come va?” risponde “professore, abbastanza bene, direi che c’è di peggio, spesso sono anche felice, mi sento coperto da un manto d’amore”.
Io, quando penso a Luca ed alla sua voce, ricordo solo una risposta, qualsiasi problema o dolore, o difficoltà ci fosse in quel momento nella sua vita: “Come va Luca?”, “Tutto bene mamma”.
Il suo sorriso ha illuminato tutto e tutti fino alla fine.

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Due sere prima di mancare, ancora cerca di mangiare tagliandosi un Cordon bleu da solo, tremando e faticando, sono occorse tre ore per riuscire in questo intento ed a me che cercavo di aiutarlo, allontanandomi dice “mamma, sono arrivato in un momento della mia vita in cui tutto va fatto con molta calma”. Riesce così a darmi una lezione grandissima di dignità e accettazione della propria condizione, con forza, determinazione ed eroismo, senza cedimenti alla tristezza o all’autocommiserazione.


Luca suonava il pianoforte ed amava moltissimo la musica classica, Chopin in modo particolare, e la sera prima di morire lo sento nel suo letto di dolore che canta sereno il Notturno di Chopin n.2.
Luca muore il 29 novembre 2011 alle 9,20 del mattino, ha 32 anni.


Accanto al suo letto ci siamo tutti e chi non c’è fisicamente c’è con il cuore, nessuno è riuscito a staccarsi da lui e nessuno riesce a farlo tuttora.
La malattia ha vinto e spezzato il suo corpo, ma niente ha potuto vincere il suo spirito indomito, la sua forza e la sua voglia di vivere: LUI HA VINTO.
LUCA E’ MORTO SORRIDENDO.

“OVUNQUE ANDRAI
OVUNQUE SARAI,
IO STARO’ SEMPRE CON TE,
MORDERO’ IL VENTOSO CIELO
OFFUSCATO DALLE NERE NUBI,
CONSUMERO’ LE SUOLE DEL CUORE,
MA SAREMO SEMPRE INSIEME,
OVUNQUE.”

LUCA – SETTEMBRE – 1995

16 ANNI

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